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Di essa troviamo tracce già nel 1437, quando il re Alfonso d’Aragona accordò ad Ilaria Scillato e Francesco Orsino, feudatari di Ceppaloni, di tenere nel Feudo di Ceppaloni un mercato una volta l’anno, di domenica, invece che di martedì come prescritto fino ad allora da una concessione precedentemente accordata dalla Regina Giovanna II. Di questo privilegio accordato da Alfonso d’ Aragona riportato nel Volume della Regia Camera della Sommaria, abbiamo fatto un’ampia ricerca tramite Alberto Verrusio che , purtroppo , ha dovuto constatare che detto volume è andato distrutto durante la II guerra mondiale. Questa fiera successivamente prese il nome di “Porziuncola” perché collegata con l’indulgenza tradizionalmente concessa a tutti coloro che visitavano una chiesa francescana dai vespri del 1° agosto fino ai vespri del giorno successivo. A testimonianza di questa indulgenza esiste una tela… Il Soggetto della tela, ad olio, è il “Perdono di Assisi”, la solenne indulgenza plenaria concessa il 2 agosto 1216 dalla Vergine a S. Francesco per tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola. Oggi tale dipinto, in origine raffigurante la Vergine e i Santi, è posto oggi nel presbiterio sulla parete sinistra all’interno della SS. Chiesa dell’Annunziata. Nel 1808 Gioacchino Napoleone, re delle Due Sicilie, con apposito decreto, autorizzò il Comune di Ceppaloni ad avere una fiera dall’ultimo giorno di luglio al 3 agosto d’ogni anno. |
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L’organizzazione delle fiere in età Aragonese e la “PORZIUNCOLA” di Ceppaloni. Nel periodo Aragonese tutte le fiere si svolgevano in una zona determinata,situata all’interno o all’esterno delle mura cittadine. Le fiere più importanti, generalmente, erano dislocate al di fuori delle mura cittadine sia per motivi di spazio, che per meglio assicurarsi l’ordine pubblico Scegliere una località, dentro o fuori della città, ove tenere la fiera, implicava anche il sorgere di rapporti contrattuali inerenti alla sosta di merci e mercanti in detta zona. Infatti, negli atti relativi alle fiere di Lanciano, dell’Aquila, di Trani, di Barletta, di Bitonto, di Bari, di Salerno, troviamo menzione di < Questi fitti però, non erano le sole entrate finanziarie che le città ricavavano dalle fiere; in alcune località, ad esempio, si predisponeva una serie di pesi e misure il cui uso veniva poi concesso ai mercanti, dietro versamento d’una data somma. Inoltre, poiché nella maggior parte delle fiere v’era un notevole afflusso di bestiame, nasceva il problema del mantenimento dei capi durante il periodo della fiera. In questi casi venivano stipulati appositi accordi economici circa i pascoli, con il conseguente ulteriore incremento delle economie locali Gli elementi caratterizzanti una fiera erano i seguenti: a) la pace di fiera, b) la franchigia; c) l’organizzazione interna dei gruppi di mercanti; d) l’organizzazione del credito; La pace di Fiera implicava , in senso generico, che, durante tutto il tempo del raduno, si provvedesse ad assicurare la tranquillità pubblica, non solo nel luogo specifico della fiera, ma anche lungo gli itinerari da e per la fiera stessa, e ciò, sia per mezzo d’appositi salvacondotti, sia facendo sorvegliare da apposite milizie le strade, i porti, i passi, sia proibendo le rappresaglie. Importante figura era quella dei mastri di fiera che erano chiamati ad amministrare la giustizia. I cittadini, che durante la fiera avessero alloggiato, con o senza compenso, dei forestieri nelle loro case, dovevano inviarne i nominativi al mastro di fiera, specificando anche la provenienza dell’ospitato. Ciò doveva servire sia ai fini di polizia che per poter più facilmente reperire i vari mercanti accorsi per la fiera. La franchigia consisteva in deroghe al diritto comune della città o del territorio ove si teneva la fiera e dove quindi si recavano i mercanti. Oltre l’esenzione dai vari diritti fiscali, comportava, generalmente, la soppressione, a favore dei mercanti forestieri, di certi diritti come quello di rappresaglia e l’arresto per debiti. |
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Le fiere Scegliere una località, dentro o fuori dellacittà, ove tenere la fiera, implicava il sorgere di rapporti contrattuali inerenti alla sosta di merci e mercanti in detta zona. Infatti, negli atti relativi alle fiere di Lanciano, dell’Aquila, di Trani, di Barletta, di Bitonto, di Bari, di Salerno, troviamo menzione di < Queste però, non erano le sole entrate finanziarie che le città ricavavano dalle fiere…L’Università di Lanciano predisponeva una serie di pesi e misure il cui uso veniva poi concesso ai mercanti, dietro versamento d’una data somma. Inoltre, poiché nella maggior parte delle fiere v’era un notevole afflusso, nasceva il problema del mantenimento dei capi durante il periodo della fiera. Importante era “la pace di Fiera”, essa implicava in senso generico, che, durante tutto il tempo del raduno, si provvedesse ad assicurare la tranquillità pubblica, non solo nel luogo specifico della fiera, ma anche lungo gli itinerari da e per la fiera stessa, e ciò, sia per mezzo d’appositi salvacondotti, sia facendo sorvegliare da apposite milizie le strade, i porti, i passi, sia proibendo le rappresaglie. Importante figura era quella dei mastri di fiera che erano chiamati ad amministrare la giustizia. In tutte le fiere del Regno era presente tale figura. |
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