Il Cavalier Turchino

La storia del ” Cavalier Turchino”, ha origini antichissime ed è basata sull’incontro tra il Cavalier Turchino e la Morte, che si presenta a lui per mettere fine alla sua vita dissoluta e senza scrupoli.
E’ la paura dell’ignoto, dell’aldilà, che tanto caratterizzò il Medioevo, che qui prende forma e si identifica con la morte.
Il tema della morte che assume sembianze umane per presentarsi a coloro che sono giunti al termine della vita e punirli dei loro peccati, è molto diffusa nella tradizione popolare, soprattutto attraverso i famosi “Cunti”.
‘U Cunto del Cavalier Turchino”, presente nelle nostre zone, riguarda l’incontro tra il Cavaliere e la Morte in un ambiente oscuro, illuminato soltanto da lumi ad olio, che emanavano luci di intensità molto diversa tra loro.
Il Cavaliere chiede alla Morte il perchè di quella diversità di luce e la Morte risponde che ogni luce corrisponde ad una persona e l’intensità dipende dal tempo che resta ancora da vivere a quella persona.
Resosi conto che la luce corrispondente a lui era tra le più fioche, il Cavaliere invita la Morte a fare un travaso di olio da altri lumi al suo.
Alla risposta negativa della Morte, il Cavaliere cerca con ogni mezzo di corromperla, ma l’interlocutrice, ferma nel suo proposito, gli concede soltanto altri otto giorni di vita.
Allo scadere dell’ottavo giorno, la Morte arriva e si porta via il Cavaliere.
Altro esempio di questi “cunti” viene dal Cilento e , precisamente, da Lustra e riguarda l’incontro dalla Morte con un giovane.
Sapendo che è giunta la sua ora e che dopo tre giorni dovrà morire, il giovane offre alla Morte, in cambio della sua vita, quella dei suoi due fratelli, poi quella dei suoi due figli e , resosi conto della inutilità delle sue offerte, dichiara che si rinchiuderà in una torre sorvegliata da 100 armati.
La Morte gli risponde che, attraverso la serratura o una qualsiasi fessura, entrerà comunque nella torre per ammazzarlo.
Infatti il giovane” ncapo a tre juorni carette malato, jette la Morte e s’assettao a lu lato”.
Anche il cinema si è occupato spesso di questo argomento . come nel famoso film di Ingmar Bergman “Il Settimo Sigillo” che narra di un cavaliere che, tornato in Svezia insieme al suo scudiero, dopo dieci anni di assenza, trova il paese colpito dalla peste ed incontra la Morte personificata. Per ritardare la propria fine il Cavaliere ottiene dalla Morte la possibilità di giocare il proprio destino in una partita a scacchi. Alla fine la Morte vince la partita e si porta via il Cavaliere.
Lo stesso tema troviamo ancora nel film ” Brancaleone alle Crociate”, dove Vittorio Gassman(Brancaleone) combatte inutilmente con il suo spadone contro il falcione della Morte ed, alla fine, soltanto il sacrificio estremo di una persona cara gli consentirà di sopravvivere e di rimandare l’ora del trapasso.
Appartiene alle tradizioni di Ceppaloni una versione di questa storia, sotto forma di mascherata, con la seguente trama: il Cavalier Turchino, sposatosi con la figlia dell’imperatore di Bulgaria dilapida in poco tempo tutte le sue ricchezze, per poter vivere nella magnificenza e nel piacere.
Per recuperare denaro, allora, costringe i suoi sudditi a pagare nuove e pesanti tasse e , al minimo cenno di ribellione, fa loro mozzare la testa.
Ma anche per il Cavalier Turchino giunge l’ora fatale e la Morte si presenta a lui per rendergli conto di tutti i suoi misfatti.
Invano quest’ultimo tenterà di corromperla, offrendole anche del denaro, invano attraverso la confessione cercherà di farsi assolvere dai peccati commessi.
Alla fine la Morte, inesorabilmente, gli troncherà la testa ed i diavoli si impossesseranno della sua anima.
Una favola antica dai forti risvolti etici, un insegnamento , un’orma, un avvertimento a tanti uomini di oggi che, per sete di denaro o per ambizione, calpestano la dignità altrui e commettono ogni sorta di delitto.
Questo genere di rappresentazione è assimilabile alla famosa mascherata macabra di Dossena, tipica espressione del folklore della valle Brembiana.
L’autore di questa storia pare che sia Donato di Bernardo ; ma l’argomento risale certamente al Medioevo, quando la peste bubbonica imperversò nelle campagne d’Europa e migliaia di persone caddero sotto la falce della ” Grande Mietitrice”. Molteplici sono i quadri, le sculture, gli affreschi e le opere letterarie che trattano questo argomento, personificando la morte e mostrandola mentre, inesorabile, trascina gli uomini verso un oscuro destino.
E’ la famosa “DANZA DELLA MORTE”, dalla quale deriva “Il Cavalier Turchino”, originariamente come dramma sacro e , successivamente, trasformato in mascherata.
La mascherata è cantata o , meglio, cantilenata e gli interpreti non possono neanche considerarsi degli attori dilettanti in quanto non appartengono a nessuna compagnia teatrale ma , bensì, si tratta di persone che , soltanto una volta all’anno, nel periodo di Carnevale, si raggruppano per dar vita a questo genere di spettacolo.
Le mascherate di Ceppaloni sono entrate a far parte del MUSEO DELLE FESTE E DELLE TRADIZIONI POPOLARI, che è statoinaugurato a Casertavecchia(CE) il 13/03/2005.

 

La Storia

( raccontato nel mese di Maggio 1997 dal sig. Mignone Adolfo di Ceppaloni)

 


Il Cavalier Turchino, che si considerava l’uomo più potente del mondo, un giorno incontrò una vecchietta che lo salutò. Il Cavaliere meravigliato le disse: ” Come osi salutare me che sono l’uomo più potente del mondo?” La vecchia rispose: ” Lo so che sei molto potente, ma io sono più potente ancora, perchè sono la Morte”.
Il Cavaliere, allora, invitò la vecchietta a visitare il suo palazzo, e le fece vedere il bel mondo in cui viveva, con tante donne e divertimenti.
Su invito della vecchietta andò poi a visitare il palazzo della Morte.
Circolando nei vari corridoi incontrarono, in alcuni posti, persone felici e , in altri posti, persone che soffrivano. In un corridoio trovarono dei lumi che mandavano luce di intensità diversa; alcuni lucevano di più , altri di meno.
Il Cavaliere chiese alla Morte il significato di quelle luci di diversa intensità. La Morte rispose dicendo che ognuna di quelle luci corrispondeva a un essere umano e che l’intensità della luce dipendeva dal tempo che restava ancora da vivere a quella persona.
Il Cavaliere, allora, guardando le luci, ne individuò una più splendente delle altre e chiese:”Son forse io la persona corrispondente a quella luce?”. La Morte gli rispose di no e gli indicò, invece, per la sua persona, una luce più fioca.
Il Cavaliere, allora, invitò la Morte a fare un travaso di olio dal lume con luce più splendente al lume suo con luce più fioca. La Morte si rifiutò e il Cavaliere cercò di convincere in tutti i modi quest’ultima a concedergli altro tempo. La Morte, ferma nei suoi propositi, non si lasciò convincere e concesse al cavaliere soltanto altri otto giorni di vita.
Allo scadere dell’ottavo giorno la Morte arrivò e si portò via il Cavaliere.