“Fontana del Rannolo”, la Pro Loco comunica che l’acqua è potabile

Una giornata di intenso lavoro ha restituito alla comunità l’antica “Fontana del Rannolo”. La Pro Loco Ing. Pino Di Donato di Ceppaloni, con l’aiuto dei suoi volontari, è riuscita a recuperare un piccolo pezzo di storia del piccolo centro sannita.

La “Fontana del Rannolo” era luogo di sosta per i contadini che tornavano in paese. Era il posto dove le donne del paese andavano spesso a lavare gli indumenti e a prendere l’acqua per bere e cucinare. Una vera e proprio risorsa per il paese che era stata dimenticata. “Abbiamo ripulito la pavimentazione –hanno spiegato i membri dell’associazione- tolto i rami degli alberi che giacevano nella zona, liberato le scalette d’accesso e ripulito la vasca dove defluisce l’acqua”.  

Un lavoro svolto in allegria e con la voglia di restituire agli abitanti di Ceppaloni un luogo dove passare qualche ora in totale relax. “Ci auguriamo che la “Fontana del Rannolo” possa presto diventare una vera e propria area attrezzata per permettere ai turisti di organizzare un comodo e rilassante pic-nic. Il nostro territorio è pieno di zone simili e pensiamo che bisogna lavorare al loro recupero. Nei prossimi mesi cercheremo di coinvolgere anche le altre associazioni e il resto della popolazione per capire quale può essere il nostro ruolo in questo progetto bello e ambizioso. Siamo sicuri che con l’entusiasmo che il volontariato si porta in dote possiamo portare avanti questo piccolo sogno. Inoltre vogliamo comunicare che, durante la giornata di domenica, abbiamo raccolto dei campioni di acqua per farli analizzare. Proprio in queste ore ci sono giunti i risultati e possiamo comunicare che l’acqua della “Fontana del Rannolo” è potabile. Approfittiamo anche per ringraziare chi domenica è venuto ad aiutarci e chi è passato per un saluto o per portarci cibo e bevande. E’ stato un vero piacere vedere tante persone giunte sul posto e in particolare diversi bambini che non conoscevano l’esistenza di questa storica e bella fontana”. La Pro Loco Ing. Pino Di Donato di Ceppaloni adesso si prepara ai prossimi appuntamenti già nel mese di novembre.

La “Fontana del Rannolo” e la natura che tanto bene ci fa

 

Il gusto di stare insieme. Di fare qualcosa per il paese. Di riscoprire luoghi antichi e ricchi di storia. Ecco perché abbiamo deciso di provare a “recuperare” la famosa “Fontana del Rannolo”. In tanti ne hanno sentito parlare. Pochi realmente sapevano in che condizioni era. Meno drammatiche del previsto, dobbiamo essere sinceri. Ma solo grazie a Donato Rosella che costantemente, con passione, se ne prende cura. Anche per questo motivo abbiamo deciso di intervenire. I racconti dei nostri nonni e genitori hanno fatto il resto.

 

Ci hanno sempre spiegato che la “Fontana del Rannolo” era un luogo dove chi viveva nel centro di Ceppaloni frequentava giornalmente. L’acqua potabile non era ancora arrivata in tutte le case. Per bere o per lavare gli indumenti era il “Rannolo” la destinazione più gettonata. Da luogo affollato e fondamentale per la comunità, a piccolo angolo di paradiso dimenticato. Come è strana la vita. In pochi decenni tutto è cambiato. Ma come spesso ci raccontava l’Ingegnere Di Donato, “Per costruire un futuro migliore bisogna guardare indietro e non dimenticare le tradizioni”. Ecco più o meno era questo il senso delle sue parole. E noi non le dimentichiamo. Non possiamo. In molti siamo qui proprio grazie a lui.

 

In poche ore siamo riusciti a ripulire il tetto, la vasca e anche le scalinate. Ora l’accesso è più comodo. La pavimentazione, che è venuta fuori dopo un bel po’ di tempo, ha un fascino particolare che rende quel luogo accattivante. L’acqua sembra limpida. Non sappiamo ancora se è potabile. Abbiamo affidato un campione d’acqua ad un professionista del settore. Attendiamo solo i risultati. Vi terremo informati

Ci siamo divertiti. E’ stata una splendida giornata. Non solo perché quel luogo ha ripreso vita e sembrava sorriderci nel momento in cui siamo andati via. Ma soprattutto perché nel corso della giornata sono state tante le persone che sono passate, alcune dopo decenni, dalla famosa “Fontana del Rannolo”. Vedere diversi bambini attratti dall’acqua della fontana e da quella nella vasca ci ha emozionato. Un giorno, tra qualche anno, magari torneranno muniti di panini e salsicce per fare una scampagnata con amici provenienti da altri paesi. E’ uno dei nostri sogni: trasformare quel luogo in un punto di ritrovo come accadeva una volta. Ci proveremo. Un piccolo passo è stato fatto e per questo ringraziamo chi ha deciso di partecipare, in particolare un bel gruppetto di giovani ragazzi che ci sono sempre vicini. Loro sono il futuro e ci spingono a continuare il nostro percorso.

Nel corso della giornata ci siamo divertiti. Abbiamo scherzato e soprattutto ci siamo avvicinati alla natura. Abbiamo avuto la visite di alcune pecorelle. Qualche ragnetto ci ha passeggiato sui vestiti. Ma soprattutto abbiamo ascoltato i suoni del bosco interrotti -e a volte coperti- solo da quello delle tante risate. Siamo stati veramente bene. E abbiamo capito ancora di più che Ceppaloni ha tante potenzialità. La “Fontana del Rannolo” speriamo che presto diventerà luogo di sosta per chi ama fare camminate nella natura, chi pedala in sella alle mountain-bike e per chi vuole respirare aria buona.

 

 

Sembrava una leggenda. Qualcuno pensava non fosse più funzionante. Altri fosse stata spazzata via da una frana. Altri ancora non fosse mai esistita. Adesso è nuovamente realtà. Andate a fare un giro. La “Fontana del Rannolo” vale la pena di essere visitata.

I ragazzi della Pro Loco Ing. Pino Di Donato di Ceppaloni

Ceppaloni: la Pro Loco recupera l’antica “Fontana del Rannolo”

Una giornata ecologica per recuperare le bellezze di un tempo. La Pro Loco Ing. Pino Di Donato ha deciso di intraprendere un percorso di recupero degli antichi sentieri e delle zone verdi del paese. L’iniziativa è legata ad un progetto più ambio che dovrà essere sviluppato, nel corso degli anni, in collaborazione con le altre associazioni. Domenica 27 ottobre l’obiettivo sarà quello di recuperare l’antica “Fontana del Rannolo” uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti di Ceppaloni. “La “Fontana del Rannolo” è un luogo dove un tempo contadini e passanti potevano sostare e riposarsi prima di riprendere il cammino verso il centro del paese. Si tratta di una zona verde dall’enorme fascino –spiegano i membri del CDA- per questo abbiamo deciso di dedicare una giornata alla pulizia di questa zona. Cogliamo l’occasione anche per ringraziare Donato Rosella, un signore di Ceppaloni che si adopera continuamente per provare a tenere pulita quella zona verde. Anche per questo motivo abbiamo deciso di intervenire e invitiamo chi ha voglia di aiutarci a raggiungerci domenica mattina alle 9:00 in via Rannolo”.

La Pro Loco Ing. Pino Di Donato dopo gli eventi estivi si prepara a vivere un altro momento importante. “Il nostro programma prevede ancora altri appuntamenti importanti dopo la giornata ecologica” racconta il presidente Michele Iacicco. “Siamo un gruppo giovane che ha tanto entusiasmo e per questo, dopo la giornata ecologica, daremo spazio anche alle nuove tecnologie organizzando un torneo di Play Station per avvicinare alla Pro Loco più ragazzi possibili e stiamo stilando il programma per le manifestazioni natalizie. Nel frattempo -sottolinea il presidente- abbiamo inoltrato la richiesta al Comune di adottare l’aiuola presente davanti alla nostra sede che abbiamo già provveduto a ripulire. L’adozione di spazi verdi è una bella iniziativa e noi proviamo a fare la nostra parte. Cogliamo l’occasione per ringraziare ancora una volta tutti i soci per la loro costante vicinanza e tutte le persone che ci spingono a continuare in questo percorso difficile ma che ci sta dando tante soddisfazioni”.

Fiera della Porziuncola

Di essa troviamo tracce già nel 1437, quando il re Alfonso d’Aragona accordò ad Ilaria Scillato e Francesco Orsino, feudatari di Ceppaloni, di tenere nel Feudo di Ceppaloni un mercato una volta l’anno, di domenica, invece che di martedì come prescritto fino ad allora da una concessione precedentemente accordata dalla Regina Giovanna II.
Di questo privilegio accordato da Alfonso d’ Aragona riportato nel Volume della Regia Camera della Sommaria, abbiamo fatto un’ampia ricerca tramite Alberto Verrusio che , purtroppo , ha dovuto constatare che detto volume è andato distrutto durante la II guerra mondiale. Questa fiera successivamente prese il nome di “Porziuncola” perché collegata con l’indulgenza tradizionalmente concessa a tutti coloro che visitavano una chiesa francescana dai vespri del 1° agosto fino ai vespri del giorno successivo.
A testimonianza di questa indulgenza esiste una tela… Il Soggetto della tela, ad olio, è il “Perdono di Assisi”, la solenne indulgenza plenaria concessa il 2 agosto 1216 dalla Vergine a S. Francesco per tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola.
Oggi tale dipinto, in origine raffigurante la Vergine e i Santi, è posto oggi nel presbiterio sulla parete sinistra all’interno della SS. Chiesa dell’Annunziata. Nel 1808 Gioacchino Napoleone, re delle Due Sicilie, con apposito decreto, autorizzò il Comune di Ceppaloni ad avere una fiera dall’ultimo giorno di luglio al 3 agosto d’ogni anno.
 
 
Fu in quest’ultimo periodo che la “Porziuncola” raggiunse il suo massimo splendore. A tutt’oggi sfidando le leggi del tempo, la “Porziuncola” continua a svolgersi, con regolarità, il 31 luglio d’ogni anno a Ceppaloni Capoluogo. Si dice che anche in passato la Porziuncola durasse solo un giorno: il 31 luglio. Gli espositori spesso di paesi quali Montesarchio, Santa Paolina e Atripalda si recavano nel nostro paese il giorno prima per sistemare l’esposizione e venivano ospitati durante la notte presso il Convento annesso alla Chiesa della SS. Annunziata. Nella fiera i commercianti vendevano prevalentemente animali, secchi, attrezzi per la vendemmia e la frutta di stagione. Il grande giorno iniziava con la gara dell’animale cosiddetto “meglio preparato” ove poteva partecipare chiunque e con qualsiasi animale poiché veniva premiato l’animale più bello per ogni specie. Durante la preparazione le pecore e gli agnelli oltre ad essere pettinati e lavati venivano addobbati con fiocchi vari. Ma durante la fiera non vi era solo questa gara: tutte le donne che volevano potevano recarsi in piazza e partecipare alla gara del formaggio pecorino; veniva scelta una giuria chiamata a giudicare il formaggio più buono. L’esposizione che si estendeva lungo le strade principali del paese terminava alle due del pomeriggio ma la festa non finiva li perché la sera si festeggiava mangiando fusilli, pecorino, capicollo e salsicce.
 
L’organizzazione delle fiere in età Aragonese e la “PORZIUNCOLA” di Ceppaloni.

Nel periodo Aragonese tutte le fiere si svolgevano in una zona determinata,situata all’interno o all’esterno delle mura cittadine.
Le fiere più importanti, generalmente, erano dislocate al di fuori delle
mura cittadine sia per motivi di spazio, che per meglio assicurarsi l’ordine pubblico
Scegliere una località, dentro o fuori della città, ove tenere la fiera, implicava anche il sorgere di rapporti contrattuali inerenti alla sosta di merci e mercanti in detta zona.
Infatti, negli atti relativi alle fiere di Lanciano, dell’Aquila, di Trani, di Barletta, di Bitonto, di Bari, di Salerno, troviamo menzione di <
Questi fitti però, non erano le sole entrate finanziarie che le città ricavavano dalle fiere; in alcune località, ad esempio, si predisponeva una serie di pesi e misure il cui uso veniva poi concesso ai mercanti, dietro versamento d’una data somma. Inoltre, poiché nella maggior parte delle fiere v’era un notevole afflusso di bestiame, nasceva il problema del mantenimento dei capi durante il periodo della fiera. In questi casi venivano stipulati appositi accordi economici circa i pascoli, con il conseguente ulteriore incremento delle economie locali
Gli elementi caratterizzanti una fiera erano i seguenti:
a) la pace di fiera,
b) la franchigia;
c) l’organizzazione interna dei gruppi di mercanti;
d) l’organizzazione del credito;
La pace di Fiera implicava , in senso generico, che, durante tutto il tempo del raduno, si provvedesse ad assicurare la tranquillità pubblica, non solo nel luogo specifico della fiera, ma anche lungo gli itinerari da e per la fiera stessa, e ciò, sia per mezzo d’appositi salvacondotti, sia facendo sorvegliare da apposite milizie le strade, i porti, i passi, sia proibendo le rappresaglie. Importante figura era quella dei mastri di fiera che erano chiamati ad amministrare la giustizia.
I cittadini, che durante la fiera avessero alloggiato, con o senza compenso, dei forestieri nelle loro case, dovevano inviarne i nominativi al mastro di fiera, specificando anche la provenienza dell’ospitato. Ciò doveva servire sia ai fini di polizia che per poter più facilmente reperire i vari mercanti accorsi per la fiera.
La franchigia consisteva in deroghe al diritto comune della città o del territorio ove si teneva la fiera e dove quindi si recavano i mercanti. Oltre l’esenzione dai vari diritti fiscali, comportava, generalmente, la soppressione, a favore dei mercanti forestieri, di certi diritti come quello di rappresaglia e l’arresto per debiti.
L’organizzazione interna dei gruppi dei mercanti, nelle fiere meridionali si articolava in duplice modo. Nelle fiere più importanti i mercanti appartenenti ad una stessa nazione erano sistemati, durante la fiera, nello stesso alloggiamento e vendevano in uno stesso settore della fiera. In tal modo venivano crearsi alcuni gruppi di mercanti, con un’organizzazione e assemblea proprie, ai quali si applicava la giurisdizione delle città d’origine.
In altre fiere, particolarmente quelle minori, i mercanti erano raggruppati in base all’oggetto della loro attività. Per quanto concerne l’organizzazione del credito, bisogna dire che in fiera le vendite venivano effettuate soprattutto in contanti, ma che, purtuttavia, esse contribuirono notevolmente allo sviluppo della vendita a credito, in quanto, spesso,il pagamento era dilazionato ad una successiva fiera.
In questo contesto di fiere aragonesi s’inquadra anche la Fiera della “Porziuncola” di Ceppaloni , che affonda nei secoli le sue origini. Di essa troviamo tracce già nel 1437, quando il re Alfonso d’Aragona accordò ai coniugi Ilaria Scillato e Francesco Orsino, feudatari di Ceppaloni, di tenere nel Feudo di Ceppaloni un mercato una volta l’anno, di domenica, invece che di martedì, come prescritto fino ad allora da una concessione precedentemente accordata dalla Regina Giovanna II.
Di questo privilegio accordato da Alfonso d’Aragona , riportato nel Vol. 421 degli antichi processi della Regia Camera della Sommaria, abbiamo fatto un’ampia ricerca tramite Alberto Verrusio che , purtroppo , ha dovuto constatare che detto volume è andato distrutto durante la II guerra mondiale. Nell’occasione ringraziamo pubblicamente Alberto Verrusio per la gentile collaborazione.
Questa fiera successivamente prese il nome di “Porziuncola” perché collegata con l’indulgenza tradizionalmente concessa a tutti coloro che visitavano una chiesa francescana dai vespri del 1° agosto fino ai vespri del giorno successivo.
A ricordo di questa indulgenza esiste una tela posta nel presbiterio all’interno della Chiesa della S.S. Annunziata.
Il soggetto della tela, ad olio, è il “Perdono di Assisi”, la solenne indulgenza plenaria concessa il 2 agosto 1216 dalla Vergine a S. Francesco per tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola di Assisi.
Nel 1808 Gioacchino Napoleone, re delle Due Sicilie, con apposito decreto, autorizzò il Comune di Ceppaloni ad avere una fiera dall’ultimo giorno di luglio al 3 agosto d’ogni anno, come riportato nel Bollettino delle Leggi del Regno di Napoli dell’anno 1808.
Fu in quest’ultimo periodo che la “Porziuncola” raggiunse il suo massimo splendore.
Dalle ricerche da noi effettuate è risultato che la fiera era organizzata nel modo seguente:
Gli espositori provenienti da vari paesi ,come Montesarchio, Santa Paolina e Atripalda, arrivavano a Ceppaloni il giorno prima per sistemare la merce da vandere e venivano ospitati durante la notte presso il Convento annesso alla Chiesa della SS. Annunziata.
Nella fiera i commercianti vendevano prevalentemente animali, scale, tini, secchi e altri attrezzi per la campagna, oltre alla frutta di stagione.
Il grande giorno iniziava con la gara dell’animale cosiddetto “meglio preparato”, alla quale poteva partecipare chiunque e con qualsiasi animale, poiché veniva premiato l’animale più bello per ogni specie. Per partecipare alla gara le pecore e gli agnelli ,oltre ad essere tosati e lavati, venivano addobbati con fiocchi vari.
L’esposizione che si estendeva lungo le strade principali del paese terminava alle due del pomeriggio, ma la festa non finiva lì perché la sera si festeggiava mangiando fusilli, pecorino, capicollo e salsicce.
Nel 1977 la Pro Loco associò alla fiera la sagra dei Fusilli e del Formaggio pecorino, con una caratteristica gara tra i produttori di formaggio. Un’apposita commissione giudicava le caciotte in gara e la vincitrice veniva venduta all’asta dal palco, la sera della sagra.
A tutt’oggi sfidando le leggi del tempo, la “Porziuncola” continua a svolgersi, con regolarità, il 31 luglio d’ogni anno a Ceppaloni capoluogo, anche se , a causa delle mutate condizioni sociali ed economiche e conseguente abbandono del lavoro nei campi , ha assunto più l’aspetto di un mercato che non quello di fiera agricola.
 
Le fiere
Scegliere una località, dentro o fuori dellacittà, ove tenere la fiera, implicava il sorgere di rapporti contrattuali inerenti alla sosta di merci e mercanti in detta zona.
Infatti, negli atti relativi alle fiere di Lanciano, dell’Aquila, di Trani, di Barletta, di Bitonto, di Bari, di Salerno, troviamo menzione di <
Queste però, non erano le sole entrate finanziarie che le città ricavavano dalle fiere…L’Università di Lanciano predisponeva una serie di pesi e misure il cui uso veniva poi concesso ai mercanti, dietro versamento d’una data somma. Inoltre, poiché nella maggior parte delle fiere v’era un notevole afflusso, nasceva il problema del mantenimento dei capi durante il periodo della fiera.
Importante era “la pace di Fiera”, essa implicava in senso generico, che, durante tutto il tempo del raduno, si provvedesse ad assicurare la tranquillità pubblica, non solo nel luogo specifico della fiera, ma anche lungo gli itinerari da e per la fiera stessa, e ciò, sia per mezzo d’appositi salvacondotti, sia facendo sorvegliare da apposite milizie le strade, i porti, i passi, sia proibendo le rappresaglie. Importante figura era quella dei mastri di fiera che erano chiamati ad amministrare la giustizia.
In tutte le fiere del Regno era presente tale figura.
A Lanciano il loro insediamento avveniva l’ultimo giovedì di maggio e d’agosto, con una fastosa cerimonia, alla quale dovevano partecipare <> tutte le Università soggette a Lanciano. La cerimonia terminava con la presa del possesso, da parte dei mastri di fiera, del tribunale di giustizia; da tale momento la fiera era ufficialmente aperta.
I cittadini di Lanciano, che durante la fiera avessero alloggiato, con o senza compenso, dei forestieri nelle loro case, dovevano inviarne i nominativi al mastro di fiera, specificando anche la provenienza dell’ospitato. Ciò doveva servire sia ai fini di polizia che per poter più facilmente reperire i vari mercanti accorsi a Lanciano per le fiere.
Tali norme non erano peculiari delle fiere di Lanciano. Ad esempio anche nell’Aquila, allo stesso scopo, venivano eletti due mastri di fiera, un notaio ed otto mazerij (mazzieri).
Per quel che concerne le principali fiere pugliesi, come Trani, Barletta, Bitonto e Bari, e per le fiere di Salerno è da sottolineare che, nella maggioranza dei casi, i mastri di fiera risultassero essere designati dall’arcivescovo, dal Capitolo della Cattedrale o dal re.
Particolarità delle fiere era anche la “franchigia ”. Questa consisteva in deroghe al diritto comune della città o del territorio ove si teneva la fiera e dove quindi si recavano i mercanti. Oltre l’esenzione dai vari diritti fiscali, comportava, generalmente, la soppressione, a favore dei mercanti forestieri, di certi diritti come quello di rappresaglia e l’arresto per debiti.
Per quanto riguarda l’organizzazione interna dei gruppi dei mercanti, nelle fiere meridionali può parlarsi di duplice organizzazione. In concreto i mercanti appartenenti ad una stessa nazione erano sistemati, durante la fiera, nello stesso alloggiamento e vendevano in uno stesso settore della fiera. In tal modo venivano crearsi alcuni gruppi di mercanti, con un’organizzazione e assemblea proprie, ai quali si applicava la giurisdizione delle città d’origine.
In altre fiere, particolarmente quelle minori, i mercanti erano raggruppati in base all’oggetto della loro attività. Ciò per permettere agli acquirenti di reperire con maggior facilità la merce desiderata e per far si che i mercanti si trovassero ad operare in un regime concorrenziale e, quindi, non potessero elevare troppo i prezzi.La Fiera della Porziuncola
In questo contesto di fiere si incardina anche la Fiera della “Porziuncola” di Ceppaloni , che affonda nei secoli le sue origini. Di essa troviamo tracce già nel 1437, quando il re Alfonso d’Aragona accordò ad Ilaria Scillato e Francesco Orsino, feudatari di Ceppaloni, di tenere nel Feudo di Ceppaloni un mercato una volta l’anno, di domenica, invece che di martedì come prescritto fino ad allora da una concessione precedentemente accordata dalla Regina Giovanna II.
Di questo privilegio accordato da Alfonso d’ Aragona riportato nel Volume della Regia Camera della Sommaria, abbiamo fatto un’ampia ricerca tramite Alberto Verrusio che , purtroppo , ha dovuto constatare che detto volume è andato distrutto durante la II guerra mondiale.
Questa fiera successivamente prese il nome di “Porziuncola” perché collegata con l’indulgenza tradizionalmente concessa a tutti coloro che visitavano una chiesa francescana dai vespri del 1° agosto fino ai vespri del giorno successivo.
A testimonianza di questa indulgenza esiste una tela…
Il Soggetto della tela, ad olio, è il “Perdono di Assisi”, la solenne indulgenza plenaria concessa il 2 agosto 1216 dalla Vergine a S. Francesco per tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola.
Oggi tale dipinto, in origine raffigurante la Vergine e i Santi, è posto oggi nel presbiterio sulla parete sinistra all’interno della SS. Chiesa dell’Annunziata.
Nel 1808 Gioacchino Napoleone, re delle Due Sicilie, con apposito decreto, autorizzò il Comune di Ceppaloni ad avere una fiera dall’ultimo giorno di luglio al 3 agosto d’ogni anno.
Fu in quest’ultimo periodo che la “Porziuncola” raggiunse il suo massimo splendore.
A tutt’oggi sfidando le leggi del tempo, la “Porziuncola” continua a svolgersi, con regolarità, il 31 luglio d’ogni anno a Ceppaloni Capoluogo.
Si dice che anche in passato la Porziuncola durasse solo un giorno: il 31 luglio.
Gli espositori spesso di paesi quali Montesarchio, Santa Paolina e Atripalda si recavano nel nostro paese il giorno prima per sistemare l’esposizione e venivano ospitati durante la notte presso il Convento annesso alla Chiesa della SS. Annunziata.
Nella fiera i commercianti vendevano prevalentemente animali, secchi, attrezzi per la vendemmia e la frutta di stagione.
Il grande giorno iniziava con la gara dell’animale cosiddetto “meglio preparato” ove poteva partecipare chiunque e con qualsiasi animale poiché veniva premiato l’animale più bello per ogni specie. Durante la preparazione le pecore e gli agnelli oltre ad essere pettinati e lavati venivano addobbati con fiocchi vari.
Ma durante la fiera non vi era solo questa gara: tutte le donne che volevano potevano recarsi in piazza e partecipare alla gara del formaggio pecorino; veniva scelta una giuria chiamata a giudicare il formaggio più buono.
L’esposizione che si estendeva lungo le strade principali del paese terminava alle due del pomeriggio ma la festa non finiva li perché la sera si festeggiava mangiando fusilli, pecorino, capicollo e salsicce.
 

Il Cavalier Turchino

La storia del ” Cavalier Turchino”, ha origini antichissime ed è basata sull’incontro tra il Cavalier Turchino e la Morte, che si presenta a lui per mettere fine alla sua vita dissoluta e senza scrupoli.
E’ la paura dell’ignoto, dell’aldilà, che tanto caratterizzò il Medioevo, che qui prende forma e si identifica con la morte.
Il tema della morte che assume sembianze umane per presentarsi a coloro che sono giunti al termine della vita e punirli dei loro peccati, è molto diffusa nella tradizione popolare, soprattutto attraverso i famosi “Cunti”.
‘U Cunto del Cavalier Turchino”, presente nelle nostre zone, riguarda l’incontro tra il Cavaliere e la Morte in un ambiente oscuro, illuminato soltanto da lumi ad olio, che emanavano luci di intensità molto diversa tra loro.
Il Cavaliere chiede alla Morte il perchè di quella diversità di luce e la Morte risponde che ogni luce corrisponde ad una persona e l’intensità dipende dal tempo che resta ancora da vivere a quella persona.
Resosi conto che la luce corrispondente a lui era tra le più fioche, il Cavaliere invita la Morte a fare un travaso di olio da altri lumi al suo.
Alla risposta negativa della Morte, il Cavaliere cerca con ogni mezzo di corromperla, ma l’interlocutrice, ferma nel suo proposito, gli concede soltanto altri otto giorni di vita.
Allo scadere dell’ottavo giorno, la Morte arriva e si porta via il Cavaliere.
Altro esempio di questi “cunti” viene dal Cilento e , precisamente, da Lustra e riguarda l’incontro dalla Morte con un giovane.
Sapendo che è giunta la sua ora e che dopo tre giorni dovrà morire, il giovane offre alla Morte, in cambio della sua vita, quella dei suoi due fratelli, poi quella dei suoi due figli e , resosi conto della inutilità delle sue offerte, dichiara che si rinchiuderà in una torre sorvegliata da 100 armati.
La Morte gli risponde che, attraverso la serratura o una qualsiasi fessura, entrerà comunque nella torre per ammazzarlo.
Infatti il giovane” ncapo a tre juorni carette malato, jette la Morte e s’assettao a lu lato”.
Anche il cinema si è occupato spesso di questo argomento . come nel famoso film di Ingmar Bergman “Il Settimo Sigillo” che narra di un cavaliere che, tornato in Svezia insieme al suo scudiero, dopo dieci anni di assenza, trova il paese colpito dalla peste ed incontra la Morte personificata. Per ritardare la propria fine il Cavaliere ottiene dalla Morte la possibilità di giocare il proprio destino in una partita a scacchi. Alla fine la Morte vince la partita e si porta via il Cavaliere.
Lo stesso tema troviamo ancora nel film ” Brancaleone alle Crociate”, dove Vittorio Gassman(Brancaleone) combatte inutilmente con il suo spadone contro il falcione della Morte ed, alla fine, soltanto il sacrificio estremo di una persona cara gli consentirà di sopravvivere e di rimandare l’ora del trapasso.
Appartiene alle tradizioni di Ceppaloni una versione di questa storia, sotto forma di mascherata, con la seguente trama: il Cavalier Turchino, sposatosi con la figlia dell’imperatore di Bulgaria dilapida in poco tempo tutte le sue ricchezze, per poter vivere nella magnificenza e nel piacere.
Per recuperare denaro, allora, costringe i suoi sudditi a pagare nuove e pesanti tasse e , al minimo cenno di ribellione, fa loro mozzare la testa.
Ma anche per il Cavalier Turchino giunge l’ora fatale e la Morte si presenta a lui per rendergli conto di tutti i suoi misfatti.
Invano quest’ultimo tenterà di corromperla, offrendole anche del denaro, invano attraverso la confessione cercherà di farsi assolvere dai peccati commessi.
Alla fine la Morte, inesorabilmente, gli troncherà la testa ed i diavoli si impossesseranno della sua anima.
Una favola antica dai forti risvolti etici, un insegnamento , un’orma, un avvertimento a tanti uomini di oggi che, per sete di denaro o per ambizione, calpestano la dignità altrui e commettono ogni sorta di delitto.
Questo genere di rappresentazione è assimilabile alla famosa mascherata macabra di Dossena, tipica espressione del folklore della valle Brembiana.
L’autore di questa storia pare che sia Donato di Bernardo ; ma l’argomento risale certamente al Medioevo, quando la peste bubbonica imperversò nelle campagne d’Europa e migliaia di persone caddero sotto la falce della ” Grande Mietitrice”. Molteplici sono i quadri, le sculture, gli affreschi e le opere letterarie che trattano questo argomento, personificando la morte e mostrandola mentre, inesorabile, trascina gli uomini verso un oscuro destino.
E’ la famosa “DANZA DELLA MORTE”, dalla quale deriva “Il Cavalier Turchino”, originariamente come dramma sacro e , successivamente, trasformato in mascherata.
La mascherata è cantata o , meglio, cantilenata e gli interpreti non possono neanche considerarsi degli attori dilettanti in quanto non appartengono a nessuna compagnia teatrale ma , bensì, si tratta di persone che , soltanto una volta all’anno, nel periodo di Carnevale, si raggruppano per dar vita a questo genere di spettacolo.
Le mascherate di Ceppaloni sono entrate a far parte del MUSEO DELLE FESTE E DELLE TRADIZIONI POPOLARI, che è statoinaugurato a Casertavecchia(CE) il 13/03/2005.

 

La Storia

( raccontato nel mese di Maggio 1997 dal sig. Mignone Adolfo di Ceppaloni)

 


Il Cavalier Turchino, che si considerava l’uomo più potente del mondo, un giorno incontrò una vecchietta che lo salutò. Il Cavaliere meravigliato le disse: ” Come osi salutare me che sono l’uomo più potente del mondo?” La vecchia rispose: ” Lo so che sei molto potente, ma io sono più potente ancora, perchè sono la Morte”.
Il Cavaliere, allora, invitò la vecchietta a visitare il suo palazzo, e le fece vedere il bel mondo in cui viveva, con tante donne e divertimenti.
Su invito della vecchietta andò poi a visitare il palazzo della Morte.
Circolando nei vari corridoi incontrarono, in alcuni posti, persone felici e , in altri posti, persone che soffrivano. In un corridoio trovarono dei lumi che mandavano luce di intensità diversa; alcuni lucevano di più , altri di meno.
Il Cavaliere chiese alla Morte il significato di quelle luci di diversa intensità. La Morte rispose dicendo che ognuna di quelle luci corrispondeva a un essere umano e che l’intensità della luce dipendeva dal tempo che restava ancora da vivere a quella persona.
Il Cavaliere, allora, guardando le luci, ne individuò una più splendente delle altre e chiese:”Son forse io la persona corrispondente a quella luce?”. La Morte gli rispose di no e gli indicò, invece, per la sua persona, una luce più fioca.
Il Cavaliere, allora, invitò la Morte a fare un travaso di olio dal lume con luce più splendente al lume suo con luce più fioca. La Morte si rifiutò e il Cavaliere cercò di convincere in tutti i modi quest’ultima a concedergli altro tempo. La Morte, ferma nei suoi propositi, non si lasciò convincere e concesse al cavaliere soltanto altri otto giorni di vita.
Allo scadere dell’ottavo giorno la Morte arrivò e si portò via il Cavaliere.

I Dodici Mesi

Nella gestualità popolare la mascherata I 12 MESI rappresenta la drammatizzazione simbolica di alcuni aspetti del ciclo annuale, legati alla memoria degli antichi riti della fertilità.
Come vengono personificate alcune feste(Capodanno, Befania, Quaresima e lo stesso Carnevale), così anche i mesi dell’anno divengono personaggi che si presentano ciascuno con le sue caratteristiche, riportati all’unità di tempo e di luogo dal momento rituale.
La rappresentazione imita la successione ordinata dei mesi, con gli aspetti di ognuno ben evidenziati, in modo che questa successione viene propiziata e quasi indotta. Il rappresentare l’evento diviene dunque una garanzia affinchè questo si realizzi. Il testo di questa mascherata varia da luogo a luogo, così come il numero dei personaggi, che, dai 12 di base, sale con l’inserimento di altri come Pulcinella, Capodanno, Carnevale, le Stagioni… fino ad arrivare addiruttura a 32 come nel caso della rappresentazione di Cercepiccola

Il dragone infernale

La storia si origina con la vendetta che Pruta, capo degli inferi, scacciato dal Paradiso, intende portare nei confronti del re cristiano.
La chiave di lettura dell’intera vicenda è l’aldilà che si confronta ai massimi livelli, in uno scontro eterno e sempre attuale tra il bene ed il male e che trova la sua soluzione nel personaggio di S. Martino. Ma il trionfo del bene sul male nel finale non è un miracolo, perchè la mascherata umanizza il divino ed esalta l’uomo semplice ed onesto
Negli ultimi anni è stata rappresentata due volte, nel 1994 e nel 2000, nella magica cornice del castello medioevale di Ceppaloni, che ha contribuito a rendere ancora più suffestiva ed efficace la scenografia .Una notevole mole di lavoro per questa rappresentazione, soprattutto per la costruzione del dragone, lungo circa 8 metri e per il coivolgimento di oltre cinquanta interpreti.

La Bella Lesina

La Storia

a mascherata “La Bella Lesina” può considerarsi appartenente al genere delle “Zingaresche”, rappresentazioni carnevalesche incentrate sul personaggio della zingara che predice il futuro e fa la questua; genere di spettacolo che fiorì nel XV secolo, soprattutto a Roma.
Inizialmente le zingaresche erano una sorta di spettacolino animato da canti, successivamente intere compagnie teatrali si specializzarono per intrattenere il pubblico con spettacoli più elaborati.
Le zingaresche oggi sopravvivono soltanto in alcune località, come in provincia di Lucca, ed alcune di esse sono presenti anche nella nostra cultura carnevalesca come “La Bella Lesina”. Questa rappresentazione è basata sul dramma sentimentale di un cavaliere che è innamorato perdutamente della bella Lesina, ma non è corrisposto perchè quest’ultima ha donato il suo cuore ad un forte e valoroso guerriero.
Il cavaliere , allora, non esita a dannarsi , promettendo la sua anima al diavolo, pur di conquistare la bella Lesina. I diavoli, per procacciarsi l’anima promessa, rapiscono Lesina, ma , alla fine, grazie ad un intervento divino, quest’ultima sarà liberata e si sposerà con il guerriero mentre il cavaliere sarà portato nelle fiamme dell’inferno a sprofondare.
Quindi, nel pieno rispetto delle mascherate, il bene trionfa sul male ed i cattivi vengono severamente puniti.
E’ stata rappresentata negli anni 1999-2003-2004